CAMBOGIA: Nel Regno dei Khmer dal 18 al 28 Novembre 2013

"Uno di quei pochi luoghi dinanzi ai quali ci si sente orgogliolsi della razza umana" Tiziano Terzani-------------------------------- La CAMBOGIA è un paese emozionante ricco di storia e cultura, patria del leggendario ANGKOR, il sito archeologico più grande al mondo. Per molti versi preferibile ai più sviluppati e turistici Vietam e Tailandia. Viaggiare oggi in Cambogia significa incontrare luoghi misteriosi, natura ancora incontaminata e un popolo amichevole e sorridente, nonostante l’estrema povertà che affligge la maggior parte della gente. Siamo andati alla scoperta di templi, luoghi e villaggi ancora fuori dal turismo di massa. Arrivati all'aeroporto di Phnom Penh subito siamo stati accolti dai profumatissimi fiori della Cambogia portati,come segno di benvenuto, da Carlo e Sukuntia, il valore aggiunto del nostro bellissimo viaggio.. Appena il tempo per una bella doccia e siamo scesi in strada per scoprire il fascino di questo paese, accompagnati "per mano" da Carlo, esperto storico specializzato in storia e cultura Khmer. La prima tappa è il Palazzo Reale, con gli eleganti riccioli e i demoni e con la spettacolare Pagoda D'Argento, costruita nella tipica architettura cambogiana con il tetto spiovente ma con le punte all’in sù tutte in oro e con scolpite figure mitiche. La pagoda è circondata da un bel parco curatissimo. L’ambiente è molto rilassante, non si sente il caos delle auto e gli uccellini cantano sereni. E' ormai il tramonto di un lungo giorno, siamo molto stanchi, ma ci fermiamo ancora sulla passeggiata lungo Fiume, e rimaniamo stupiti della serenità con cui queste persone trascorrono il loro tempo circondati da una coda interminabile e caotica di motorini, tuk tuk, auto, camioncini. Phnom Penh, 2.2 milioni di abitanti, è costruita alla confluenza di tre fiumi. E' rimasto ormai poco dell’allure coloniale francese. Molte delle sue delicate case in legno si sono consumate, come è sparito il francese dalle bocche dei suoi abitanti, anche se baguette, zuppa di cipolle e pasticcerie non sono passate di moda. Qualche riflesso rimane nei sontuosi hotel, come lo storico Raffles e negli ampi boulevard lungo il corso del Tonle Sap. Già dal primo giorno ci rendiamo conto di quanto siano gentili, servizievoli e sorridenti, gli abitanti di un Paese nel cui vocabolario non esistono gli insulti; si sono rimessi al polso quegli orologi che Pol Pot aveva abolito. E il tempo, che il dittatore aveva condannato a un eterno presente, ha riconquistato la dimensione del futuro. Non è possibile attraversare Phnom Penh, la capitale dinamica di un Paese segnato dallo scorrere lento del fangoso Mekong, senza ricordare le macerie lasciate da una guerra fratricida. Ci sono ferite che fanno fatica a cicatrizzarsi, eppure la Cambogia non si è lasciata rubare la speranza. Ha ritrovato se stessa senza tradire la propria storia e le proprie tradizioni. Ma oggi guarda oltre, punta sull’industria, sul turismo, sfoggia gli arabeschi di pietra dei suoi templi antichi, i sorrisi enigmatici delle sue straordinarie opere d’arte, la grazia del proprio artigianato. I tanti giovani armati di motorini e cellulari, che corrono in città, non hanno memoria di queste vecchie e tragiche storie. Decidiamo anche noi di fare un scorrazzata "in notturna" su un tuk tuk....E così via tra le strade impolverate… Adesso ci schiantiamo è il nostro pensiero continuo!!! Il tuk tuk si infila in una rotonda senza fare cenno di rallentare. Le precedenze qui non sono conosciutei e non provate ad attraversare la strada: una vera impresa: ci si butta nella mischia, in qualche modo se ne uscirà!! Chiudiamo gli occhi, mentre sfrecciamo accanto a decine di altre carrozzelle a due ruote e a una marea di motorini che incrociano ovunque, dietro, davanti, di fianco. Siamo convinti che prima o poi sentiremo un crash, eppure il traffico si diluisce senza scontri, senza incidenti....Lasciamo Phnom Penh diretti a Siem Reap, ma prima ci fermiamo a Kompong Thom; avevamo un pò di languorino!!!! e cosa c'è di meglio di una merendina (come dice Michela) a base di ragni fritti caramellati!!! vera specialità di questa località. Certo non era pane e mortadella ma ci siamo accontentati!!! Riprendiamo la nostra strada e intanto i villaggi si alternavano alle risaie, uno scenario di quiete e serenità. La strada che costeggia il Tonle Sap offre scenari veramente molto belli, da cartolina, da sogno....distese immense di acqua ricoperte intermente da ninfee fiorite. Mentre ci passavano accanto momenti di vita, nella mia mente già ero una nuova Indiana Jones e pregustavo il momento di quando saremmo arrivati ad Ankor Wat, sempre vista in tv nei documentari, ma non immaginavo che tutto il resto che avrei visto nei giorni successivi sarebbe stato ancora più entusiasmante, iniziando dal sito pre-angkoriano di Sambor Prei Kuk, dove le spiegazioni di Carlo sono precedute da quelle dei dolcissimi bambini che ci raccomandano premurosi "attenzione radici...non inciampare", ognuno di noi ne ha uno appresso come angelo custode... Arriviamo a Siem Reap, sapendo già che ci avrebbero aspettato intense giornate alla scoperta di un sito archeologico unico al mondo: Angkor, che copre una superficie di quasi 400 chilometri quadrati. Avremmo scoperto i Templi Khmer che, come nella favola della Bella Addormenta nel bosco, erano stati lentamente ed inesorabilmente divorati dalla giungla, quasi a volerli proteggere e che ancora in parte li avvolge, come il Ta Prohm, chiamato dai locali "tempio di Tomb Raider" o "tempio di Angelina Jolie" in quanto utilizzato per girare il film Tomb Raider che vede l'attrice nei panni di Lara Croft. Questo tempio è particolarmente affascinante e misterioso perchè è stato invaso dalla giungla, con i ficus strangolatori che si sono impossessati delle rovine. Per visitarlo il cammino a volte si fa difficoltoso e, nonostante le passerelle in legno che tracciano il percorso, a volte è necessario scavalcare muri crollati ed insinuarsi in anguste aperture. Tra la visita di un Tempio e di un altro ancora più affascinante del precedente, ci colpiscono scene di vita da noi ormai dimenticate, i tanti dolcissimi bambini con gli occhioni neri che non hanno un giocattolo con cui giocare e ci salutano con un sorriso, non aspettandosi niente da noi se, non ricambiarlo con un altro sorriso. Tanti di loro lavorano, altri badano i fratellini più piccoli, altri sono ospiti dei Monasteri buddisti e magari imparano l'arte di dipingere. Uno di loro, piccolo ma con la compostezza e la serietà di un ometto ci mostra i suoi acquarelli strappandoci il cuore! Tutti si danno daffare e credono nel futuro, hanno voglia di andare avanti. In Cambogia un esercito su due ruote sposta il mondo. Quasi sempre in compagnia: una moglie, sei bimbi, un frigorifero, due maiali...In giro per le strade il presente è solo una rivincita contro la storia, è una corsa. La foresta di pietra di Angkor, immobile, fuori dal tempo, è una faccia, il resto è tutta un'altra storia. I camboagiani si impegnano a produrre, vendere e comprare, credono in un futuro.....forse, noi ormai sfiduciati e quasi rassegnati, abbiamo da imparare qualcosa anche da loro. Un altro giorno, ci svegliamo ancora prima...vogliamo ammirare il sorgere del sole dalla vetta del Phnom Bakeng e finalmente in lontanza, fra la bruma, ci appare l'Angkor Wat, probabilmente quello più famoso e conosciuto tra tutti i templi di Angkor, in lingua Khmer significa "Tempio della Città". Mentre ci avvicinavamo i dettagli si facevano più nitidi e quelli che sembravano semplici muri si trasformavano in una miriade di scene e volti di uomini e belle donne. Quasi ci veniva la sindrome di Stendall, fermi lì davanti ad ammirare queste scene di vita di secoli fà. I volti degli Dei si intrecciavano con quelli delle damigelle in una vorticosa danza che rendeva il tutto reale e ci catapultava negli sfarzi del palazzo reale. Quasi con paura reverenziale ci facciamo coraggio ed entriamo tra i cunicoli del palazzo lasciando perdere la massa di turisti che sciamavano in giro. Subito notiamo la fine manifattura degli scalpellini, la cura nei particolari, sembrava che da un momento ad un altro potessero saltare fuori dal muro e ci venissero in contro. Ed infine il Byon, uscendo dalla vegetazione eccolo li in tutta la sua bellezza e grandiosità. Girovagando per i palazzi ci imbattiamo nelle famose radici cresciute sui tetti. Si tratta di radici pensili che nel corso dei secoli sono cresciute e si sono irrobustite e adagiate sui tetti degli edifici e come cornici alle statue. Ancora una volta potevamo assistere alla forza della natura contro l’uomo.------------------------------------- La Cambogia è stato uno dei nostri viaggi più belli, insieme con amicizia, spirito di avventura, a volte anche con un po’ di difficoltà e stanchezza, ma sempre con grande serenità abbiamo visitato l’antico regno Khmer. Qui la natura ha fatto tesoro di quello che le è stato affidato. Ha custodito con gelosa maternità meraviglie architettoniche. Ora le offre in prestito agli sguardi increduli di noi viaggiatori. Oggi l’antica città è riemersa dal suo torpore per farsi ammirare e per stupire, mentre le radici sembrano trattenerla al suo posto quasi avessero paura che voglia fuggire. Le facce dei Buddha scolpiti nella roccia invitano ad entrare con i loro volti traboccanti di calma, di pace, di serenità. Neanche gli orrori susseguitisi nel tempo sono riusciti a far perdere loro la speranza. Quando viaggio non porto con me alcun pregiudizio e cerco piccole cose belle anche dove mi dicono che non ce ne sono. La Cambogia mi è piaciuta tantissimo anche se tutti dicevano che saremmo andati a passeggiare tra le mine. Da noi sono arrivate l'orrenda storia della dittatura di Pol Pot e le altrettanto orrende cronache sul turismo sessuale. Nessuno parla mai di quanto sia, invece, meraviglioso questo paese, della sua natura spettacolare e della gentilezza dei suoi abitanti che ti girano intorno come farfalle nei loro abiti colorati. Della Cambogia ho un ricordo dolce come il succo di canna da zucchero che altrettanto dolcissime bambine confezionano e vendono lungo la strada che da Siem Reap porta al sito archeologico di Angkor. Che meraviglia camminare per le “vie” di quell’antica città rimasta per secoli nascosta nella giungla, sopraffatta dalle piante e abitata da colonie di piccole scimmie. Che meraviglia trovarsi nei templi maestosi che si vedono nei documentari e sui libri, leggere la loro storia narrata come a fumetti nei bassorilievi, girare all'ombra di alberi giganteschi in una pace che non ricordavo e in mezzo a rovine millenarie, scalare i templi minori e più lontani, incontrare una scimmietta al tramonto lungo il fossato dell'Angkor Wat.... Nemmeno le foto rendono l'idea, bisogna andarci e comprare dieci cartoline per un dollaro dai bambini che stanno fuori da ogni tempio, bere un succo di frutta all'ombra e ricominciare ad esplorare..., rispondere ai saluti cortesi delle persone che ti accolgono con grande ospitalità e gentilezza. Mi sono sentita ospite di un regno magico… Comunque sia, dovete andarci, a vedere questo centro del mondo. Dovete andarci per rimanere da soli davanti agli alberi del Ta Phrom, dopo il tramonto, mentre le cicale suonano il loro antifurto scarico e assordante e i pappagalli chiacchierano sugli alberi immortali. Per imparare chi protegge un naga, com’è acconciata un’apsara, qual è il mito dell’Oceano di latte, a che cosa servono un linga e un gopura – quanto ne ¬sappiamo poco, noi europei, di arte indù e buddhista.....per incaponirvi nel ricordare templi i cui nomi provocano una dissociazione sillabica, il Bakheng, il Bakong, il Bayon, il Mebon, il Ta Som. Per capire come sia possibile che, in unico luogo, vadano in scena tutti insieme il genio dell’uomo, la grandiosità di un re, la potenza della natura, la forza del tempo, la bellezza di uno spettacolo irripetibile. Per salire su un tuk tuk che sfreccia come un fulmine, per perdervi nei raggi del sole che spuntano dietro le torri di Angkor Wat mentre sei in mezzo alla giungla e per sentirsi di fronte alla meraviglia del mondo.


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