TOUR DEL GIAPPONE dal 9 al 17 Novembre 2010

GIAPPONE Haneda, Tokyo International airport. La prima cosa che mi è rimasta impressa, è il simpatico siparietto che si crea all’uscita “ARRIVI” dell’aeroporto perché i giapponesi per accogliere parenti o amici e in generale per salutarsi, non usano grandi abbracci, strette di mano e urla di gioia come accade in Italia, ma bensì inchinano il capo e con un accenno di sorriso e molta compostezza si avviano verso l’uscita dell’aeroporto. Arriviamo in Giappone ed anche noi abbiamo ad accoglierci tra la folla Takuya, la nostra guida che ci aspetta con un cartello di benvenuto scritto in italiano. Il primo impatto con la città non è poi affatto timido. Tra grattacieli e pubblicità in caratteri nipponici, il clacson delle auto e flussi di persone che affollano i marciapiedi, la voglia di chiedere informazioni è sfrenata. Questi giorni a Tokyo vanno vissuti intensamente e così ecco giornate piene, fatte di visite a luoghi storici e a grattacieli supertecnologici. Tra un ristorante di sushi e l’altro, tra luoghi con nomi irripetibili, frettolosi impiegati in un impeccabile completo scuro e ragazze in tenuta da scolarette, ci siamo addentrati nella cultura giapponese, tanto diversa da quella occidentale quanto affascinante. Affascinante è il momento del the, preso seduti a gambe incrociate su un bellissimo parquet di legno, o quello della zuppa che si beve impugnando con due mani una ciotola di porcellana e aspirando, creando rumori appositi per dimostrare gradimento. Affascinanti sono le quotidiane espressioni e sguardi di imbarazzo dovuti ad incomprensioni culturali, affascinanti sono i bonsai di una casa di campagna, affascinante è sicuramente il volto rugoso di un anziano giapponese che ricorda il passato. Il Giappone è terra di imperi, guerre e disciplina secolare, terra da vivere e da comprendere. Affascinante è la natura e affascinante è il Monte Fuji che ci ha dato il benvenuto con la sua cima coperta di neve già dall’atterraggio all’Aeroporto di Tokyo in una splendida giornata di cielo terzo. Il nostro viaggio ci porta nei luoghi dove si torna indietro nel tempo e predomina il senso della natura insito nel popolo giapponese. Per trovare questa pace ed armonia bisogna andare nei boschi giganteschi che circondano i santuari, nei giardini e nelle campagne. Un proverbio giapponese consiglia di seguire le vie della bellezza, così il nostro viaggio ci porta ai salire a Nikko, dove il patto d'amore tra uomo e natura ha creato un piccolo paradiso a memoria eterna del sonno dei due primi Tokugawa. Entriamo in punta di piedi nel mondo interiore giapponese, dove la rara fusione di bellezza dei templi e degli alberi ci fa chiedere quali siano fatti per questi o viceversa. Piante, pietre, ciottoli sferici, templi policromi e laccati, formano un'orchestra d'armonia dove linee, giochi di prospettiva, toni di colori, compongono un quadro di rara bellezza e sublime serenità. Di fronte a noi un viale lungo, stretto, sinuoso, fiancheggiato da conifere sempreverdi ci induce a procedere fino al mausoleo di Ieyasu Tokugawa che custodisce la scultura delle Tre scimmie della saggezza: "non odo ciò che non si deve udire, non dico ciò che non si deve dire, non vedo ciò che non si deve vedere". Fuori piccole botteghe vendono oggetti sacri, anticaglie, ricordi di ogni specie ma, in fondo alla strada, ritorna la quiete e appare il Ponte Sacro: linea di congiunzione tra la massa verde cupo delle conifere e l'altra sponda rosseggiante di aceri per l'autunno che incede. Il ponte è una stupenda vibrante pennellata di colore che pone un punto di prospettiva centrale tra tutta quella natura. L'occhio va oltre per scoprire altre fila di conifere e aceri che si inerpicano su per la collina disseminata di templi, di lanterne di pietra, di antichi archi di bronzo e di ripide scalinate. Si sente il suono delle acque correnti che tutto intorno spumano in piccole cascate o languono in azzurri laghetti, o traboccano dalle incurvature naturali della collina. Vediamo il gioiello più celebre di Nikko: il tempio di Yakushi dedicato a Ieyasu dove lacche rosse, bianche, oro, gialle, verdi e le molte sculture esprimono lo sfarzo intelligente degli artisti giapponesi. Soffitti tempestati di decorazioni e, alle pareti, grandi quadri di uccelli fantastici racchiusi entro le loro lunghe piume cadenti. Fu duro, freddo, audace e diffidente Ieyasu che dominò il Giappone costringendo l'erede al trono ad una forzata segregazione nel palazzo di Kyoto ma, se non ci fosse stato, queste bellezze architettoniche, questa immenso mare di verde ordinato, questa simbiosi tra natura e uomo non l'avremmo mai vista. Ma proseguiamo il nostro viaggio per Kyoto… una città meravigliosa…dove il tempo scorre come lo vuoi te.. immobile insieme ai giardini zen, belli da ammirare in tutti i templi che caratterizzano questa città, oppure veloce come le persone che camminano nel centro della città, occupate a rimanere al passo con la tecnologia. Ci sono momenti però in cui questo tempo diventa uno solo per tutti… Alla fine di Marzo e agli inizi di Aprile è il Sakura (fiore di ciliegio) a dare il tempo a tutto il paese. In un angolo di un parco nella città di Kyoto, sotto un albero di ciliegio, mi trovo a immaginare il momento in cui questo fiore raggiunge il suo massimo splendore e i petali vengono portati via da una semplice folata di vento. I Giapponesi festeggiano questo evento, non solo per l’arrivo della primavera, ma per ricordare a tutti che la vita è bellissima come un fiore di ciliegio, ma altrettanto breve. Quindi, approfittano di questa occasione per riunirsi con la famiglia o con gli amici. Davanti a noi c’è una famiglia che è appena arrivata, la signora sta prendendo la stuoia, abbastanza grande per tutta la famiglia, per stenderla accuratamente sul prato. Con molta calma ed eleganza si toglie le scarpe e una volta inginocchiata sulla stuoia sistema accuratamente le sue scarpe accanto ad essa. Tutta la famiglia si posiziona a cerchio vicino a lei, adesso sono pronti per festeggiare. In centro viene posizionato il “bento” (pranzo al sacco) preparato per l’occasione, così i bambini possono giocare e mangiare tranquillamente mentre i grandi ne approfittano per bere un po’ di sakè e divertirsi senza preoccupazioni. Dal Giappone ho portato con me in valigia con alcune foto di persone sorridenti e mostranti le due dita in senso di vittoria, alcuni origami e le simpatiche infradito giapponesi in legno. Nel cuore ho portato gratitudine e ammirazione per un paese e una popolazione riservato e ospitale allo stesso tempo, che mostra e dimostra un grande senso di appartenenza, coesione, umiltà e laboriosità....forse abbiamo qualcosa da imparare!!!


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